SLA, individuato un nuovo meccanismo che altera l’attività dei motoneuroni

Uno studio italiano fa luce sulle alterazioni che potrebbero precedere la degenerazione delle cellule nervose nella sclerosi laterale amiotrofica

Un nuovo studio italiano aggiunge un tassello alla comprensione delle fasi iniziali della sclerosi laterale amiotrofica (SLA). I ricercatori hanno individuato un meccanismo attraverso il quale una mutazione genetica associata ad alcune forme ereditarie della malattia può compromettere l’equilibrio funzionale dei motoneuroni, le cellule nervose responsabili del controllo dei movimenti volontari.

La ricerca nasce dalla collaborazione tra IRCCS Neuromed di Pozzilli, Sapienza Università di Roma e Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cellular and Molecular Neurobiology.

Al centro dello studio la mutazione FUS P525L

Gli studiosi si sono concentrati sulla mutazione FUS P525L, associata ad alcune forme ereditarie di SLA.

Per analizzarne gli effetti sono stati studiati neuroni spinali ottenuti utilizzando cellule staminali pluripotenti indotte, un modello che permette ai ricercatori di osservare in laboratorio alcune caratteristiche biologiche delle cellule interessate dalla malattia.

I risultati mostrano che i motoneuroni portatori della mutazione presentano una risposta ridotta ad alcuni dei principali neurotrasmettitori inibitori.

Questi segnali svolgono normalmente una funzione essenziale: contribuiscono a controllare l’attività neuronale e a mantenere un equilibrio tra eccitazione e inibizione.

Il ruolo della glicina

L’alterazione osservata dai ricercatori appare particolarmente evidente nella risposta alla glicina, uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’attività dei motoneuroni.

Quando i meccanismi inibitori funzionano correttamente, contribuiscono a impedire un’eccessiva attività delle cellule nervose.

Nei motoneuroni con la mutazione studiata, invece, la minore sensibilità a questi segnali potrebbe favorire uno squilibrio funzionale e contribuire ai processi che, nel tempo, portano alla degenerazione cellulare. Gli autori presentano questo collegamento come una possibile spiegazione biologica da approfondire, non come una causa definitivamente dimostrata della malattia.

Perché l’ipereccitazione dei neuroni è importante

La SLA è una malattia neurodegenerativa progressiva che compromette i motoneuroni, cioè le cellule nervose che consentono al cervello e al midollo spinale di controllare la muscolatura volontaria.

La progressiva perdita di queste cellule compromette la trasmissione degli impulsi ai muscoli, determinando nel tempo debolezza, perdita della funzione motoria e atrofia muscolare.

Comprendere ciò che accade prima della degenerazione evidente dei motoneuroni è quindi uno degli obiettivi importanti della ricerca sulla SLA.

Il nuovo lavoro suggerisce che l’alterazione dell’equilibrio tra segnali eccitatori e inibitori potrebbe essere uno degli eventi da considerare nelle fasi precoci delle forme associate alla mutazione studiata.

Un nuovo tassello, non ancora una nuova terapia

Il risultato è rilevante soprattutto dal punto di vista della ricerca di base.

Lo studio non identifica una nuova cura per la SLA e non dimostra che il meccanismo individuato sia responsabile di tutte le forme della malattia.

La mutazione FUS P525L riguarda infatti specifiche forme ereditarie, mentre la SLA è una patologia complessa ed eterogenea.

Gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori studi. I risultati permettono però di comprendere meglio alcuni eventi biologici che potrebbero verificarsi prima della degenerazione dei motoneuroni.

Comprendere le prime fasi della SLA

È proprio questo l’aspetto più interessante del lavoro: spostare l’attenzione sui cambiamenti funzionali che possono comparire nelle cellule nervose prima che il danno diventi irreversibile.

Ricostruire con maggiore precisione questa sequenza di eventi potrebbe aiutare la ricerca futura a individuare nuovi bersagli biologici e a comprendere perché determinati motoneuroni diventino progressivamente vulnerabili.

Per una malattia complessa come la SLA, ogni nuovo meccanismo identificato contribuisce a costruire una conoscenza più dettagliata dei processi che precedono la neurodegenerazione.


Fonte

Fonte: ANSA Salute & Benessere – “Sla, scoperto il meccanismo che compromette l’equilibrio dei neuroni motori”, 7 agosto 2026.

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