L’aumento dei casi sta riportando la scabbia al centro dell’attenzione di pediatri e dermatologi. Nei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, riconoscere tempestivamente la malattia può essere complesso. Il Prof. Fabio Arcangeli analizza ritardi diagnostici, fallimenti terapeutici, gestione dei contatti e accessibilità delle cure.
Prof. Fabio Arcangeli
Università Guglielmo Marconi, Roma
Prisca Sapientia Institute University, Zurigo, Svizzera
Presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics ETS
Editor in Chief dell’International Journal of Pediatric Dermatology
Associate Editor dell’European Journal of Pediatric Dermatology
La scabbia torna al centro dell’attenzione
Nel 2017 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la scabbia nell’elenco delle malattie tropicali trascurate, riconoscendola come malattia di importante rilevanza sociale.
Causata dall’acaro Sarcoptes scabiei var. hominis, la scabbia è una parassitosi cutanea contagiosa. Per lungo tempo è stata associata soprattutto a condizioni di povertà, sovraffollamento e difficoltà igienico-sanitarie, ma la sua diffusione non può essere ricondotta semplicemente alla scarsa igiene personale.
Negli ultimi anni il quadro epidemiologico è cambiato e diversi Paesi europei hanno segnalato una nuova crescita dei casi.
Anche in Italia il fenomeno è tornato all’attenzione di pediatri, dermatologi e istituzioni sanitarie, con incrementi particolarmente rilevanti documentati in alcune realtà territoriali.
La maggiore mobilità delle persone, i contatti ravvicinati all’interno di famiglie e comunità, diagnosi tardive, trattamenti incompleti, reinfestazioni e possibili variazioni della risposta alle terapie tradizionali rappresentano alcuni degli elementi oggi al centro della discussione scientifica.
Particolarmente delicata è la situazione della popolazione pediatrica, nella quale la scabbia può presentarsi con caratteristiche differenti rispetto all’adulto.
Una ricerca su 932 pediatri e oltre 600.000 bambini
Una fotografia della situazione italiana emerge da una recente ricerca promossa dalla World Health Academy of Dermatology and Pediatrics ETS, in collaborazione con alcune fra le principali società dermatologiche.
Secondo i dati riportati dal Prof. Arcangeli, sono stati intervistati 932 pediatri italiani, tra pediatri di libera scelta e ospedalieri, rappresentativi complessivamente di oltre 600.000 bambini assistiti.
Dall’indagine emerge un importante aumento del numero di casi osservati negli ultimi cinque anni.
La fascia maggiormente interessata risulterebbe quella compresa tra due e cinque anni.
Il principale ambito di trasmissione individuato dai pediatri è il nucleo familiare, seguito dagli ambienti scolastici e dalle strutture dedicate all’infanzia.
Ma uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda la difficoltà di arrivare rapidamente alla diagnosi.
Oltre nove pediatri su dieci riferiscono ritardi diagnostici
Secondo i risultati riportati da Arcangeli, oltre nove pediatri su dieci dichiarano di riscontrare ritardi nell’identificazione della malattia.
Una delle principali criticità è rappresentata dalla possibilità di confondere inizialmente la scabbia con la dermatite atopica.
L’utilizzo di corticosteroidi topici in presenza di una scabbia non riconosciuta può modificare o attenuare temporaneamente le manifestazioni cutanee senza eliminare l’infestazione, rendendo il quadro clinico meno evidente e ritardando l’avvio della terapia appropriata.
La diagnosi può diventare ancora più difficile nei bambini molto piccoli.
Nei bambini sotto i due anni le manifestazioni possono essere atipiche
Nei neonati e nei bambini sotto i due anni la distribuzione delle lesioni può essere differente rispetto a quella generalmente osservata nell’adulto.
Le lesioni possono infatti interessare anche cuoio capelluto, volto, collo, palmi delle mani e piante dei piedi.
Proprio queste localizzazioni meno caratteristiche possono rendere più difficile il riconoscimento della malattia da parte del pediatra.
L’indagine evidenzia infatti un frequente ricorso alla consulenza del dermatologo, sia per ottenere una conferma diagnostica sia per impostare il percorso terapeutico.
È uno degli aspetti che mostrano quanto la gestione della scabbia pediatrica richieda una stretta collaborazione tra pediatria e dermatologia.
Perché alcuni trattamenti falliscono?
La permetrina in crema al 5% continua a rappresentare uno dei principali trattamenti topici della scabbia ed è, secondo l’indagine, il farmaco maggiormente prescritto dai pediatri e dai dermatologi consultati.
Tuttavia, oltre un terzo dei medici intervistati segnala un aumento dei fallimenti terapeutici rispetto al passato.
La questione è ancora oggetto di discussione.
Una possibile riduzione della sensibilità del parassita alla permetrina è ipotizzata dalla maggior parte degli studiosi, per quanto un insuccesso terapeutico potrebbe trovare altre possibili spiegazioni.
Tra le altre possibili cause figurano l’applicazione incompleta o non corretta del prodotto, schemi terapeutici inadeguati – come una sola applicazione serale –, il mancato trattamento di tutte le aree cutanee coinvolte e, soprattutto, il mancato trattamento contemporaneo dei contatti stretti.
Occorre quindi distinguere tra vera resistenza, trattamento non correttamente eseguito e reinfestazione.
Curare il bambino senza intervenire sui contatti può non essere sufficiente
Uno dei punti centrali sottolineati da Arcangeli riguarda la gestione dell’intero nucleo familiare.
Una persona infestata può trovarsi nella fase di incubazione e non presentare ancora sintomi evidenti.
Questo significa che, anche dopo un trattamento efficace, il bambino può essere nuovamente esposto al parassita attraverso un convivente non trattato.
Per questa ragione le strategie di controllo della scabbia prevedono la gestione contemporanea dei contatti stretti, che vanno trattati esattamente come i malati nell’ipotesi che siano malati ancora asintomatici.
Interrompere la catena di trasmissione significa quindi non limitarsi alla persona nella quale la malattia è già evidente.
Permetrina: il trattamento topico di riferimento
La permetrina al 5% rimane il trattamento di riferimento nella gestione della scabbia pediatrica.
L’applicazione deve essere eseguita accuratamente, dal collo ai piedi, interessando anche volto e cuoio capelluto nei bambini piccoli. Nei bambini più piccoli è necessario prestare particolare attenzione anche alle sedi cutanee che possono essere coinvolte in questa fascia d’età.
Un altro elemento importante è ricorrere sempre alla ripetizione del trattamento a distanza di una settimana, al fine di distruggere anche i nuovi acari nati. I trattamenti antiparassitari hanno infatti un’attività ovicida molto limitata.
Il numero di fallimenti osservato nella pratica clinica ha inoltre aperto una discussione sull’opportunità, in casi selezionati, di ricorrere a schemi terapeutici differenti o più intensivi, con mantenimento in sede della permetrina per almeno 12 ore e, soprattutto, applicazione serale per tre giorni consecutivi, sempre da ripetere a distanza di una settimana.
La scelta non può tuttavia essere generalizzata: età del bambino, quadro clinico, trattamenti precedenti e caratteristiche del caso devono essere valutati dal pediatra o dal dermatologo.
Ivermectina: quando può entrare nella strategia terapeutica
L’ivermectina orale rappresenta un’altra possibilità in situazioni selezionate.
Può essere considerata, sulla base delle indicazioni cliniche e delle raccomandazioni applicabili, in alcune forme complesse, in presenza di fallimento della terapia topica, nei focolai familiari o comunitari oppure quando risulta particolarmente difficile eseguire correttamente un trattamento locale.
Anch’essa andrebbe ripetuta a distanza di una settimana sia per i malati sia per i contatti.
Un tema particolarmente discusso riguarda l’impiego nei bambini di peso inferiore a 15 kg.
Sotto i 15 kg di peso corporeo, in considerazione dell’immaturità della barriera emato-encefalica e del timore di un suo superamento con possibili danni neurologici, l’uso è formalmente sconsigliato.
Tuttavia, studi osservazionali francesi ed esperienza clinica consolidata indicano l’assenza di tossicità, tanto che la Società Francese di Dermatologia ha più volte invitato a riconsiderare la soglia dei 15 kg.
Benzil benzoato e zolfo tra le altre opzioni
Esistono inoltre altre possibilità terapeutiche.
Il benzil benzoato può essere impiegato in determinati casi, pur presentando una maggiore potenzialità irritativa rispetto alla permetrina e richiedendo formulazioni e modalità d’impiego appropriate all’età.
Le preparazioni a base di zolfo rappresentano un’altra opzione storicamente utilizzata, anche nella prima infanzia.
Concentrazione, frequenza, durata e modalità di applicazione devono comunque essere stabilite dal medico.
La disponibilità di più opzioni non significa quindi che siano intercambiabili: età, peso, quadro clinico, localizzazione delle lesioni, trattamenti precedenti e condizioni familiari devono essere valutati complessivamente.
La gestione dell’ambiente domestico
Il trattamento farmacologico, per quanto imprescindibile e prioritario, non è l’unica componente della strategia di intervento contro la scabbia.
Vestiti, biancheria da letto, asciugamani e altri effetti personali utilizzati dalla persona affetta devono essere gestiti secondo appropriate indicazioni igienico-sanitarie: lavaggio ad alta temperatura, oltre 60 °C, degli effetti interessati.
In alternativa, per gli indumenti che non possono essere lavati è sufficiente l’isolamento per 3-5 giorni.
Durante il trattamento è inoltre importante evitare la condivisione di indumenti e asciugamani, non camminare scalzi e soprattutto evitare i contatti cutanei stretti.
L’obiettivo non è procedere a una disinfezione indiscriminata della casa, ma ridurre le possibilità di trasmissione e reinfestazione.
Il costo delle terapie può compromettere l’aderenza alle cure
La scabbia presenta anche una criticità economica.
Quando la malattia interessa una famiglia, il trattamento può dover coinvolgere contemporaneamente più persone ed essere ripetuto secondo le modalità prescritte.
Il costo complessivo dei prodotti antiparassitari può quindi diventare significativo.
Secondo quanto emerge dalla ricerca riportata dal Prof. Arcangeli, la maggioranza dei pediatri intervistati considera il costo delle terapie una possibile barriera alla corretta adesione alle cure.
La questione assume una rilevanza che va oltre il singolo paziente.
Se, per ragioni economiche, non tutti i componenti di una famiglia riescono a seguire correttamente il trattamento, la catena di trasmissione può non essere completamente interrotta.
La scabbia diventa quindi anche un problema di sanità pubblica e accessibilità alle cure.
La questione arriva alle istituzioni
Nel febbraio 2026 la World Health Academy of Dermatology and Pediatrics ETS, insieme a rappresentanti di importanti realtà dermatologiche e pediatriche italiane e con il coinvolgimento di esponenti istituzionali, ha portato il problema della scabbia all’attenzione del Senato della Repubblica.
Nel corso dell’incontro sono state illustrate le principali criticità nella gestione della malattia in Italia: crescita dei casi, difficoltà diagnostiche, fallimenti terapeutici, gestione dei nuclei familiari e costo delle terapie.
Uno dei temi centrali è stato proprio quello dell’accessibilità economica.
La richiesta avanzata è che, di fronte a una patologia contagiosa con rilevanza collettiva, le terapie necessarie possano essere rese accessibili gratuitamente attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Un punto particolarmente importante perché l’efficacia di una strategia di contenimento non dipende soltanto dalla disponibilità di farmaci efficaci, ma anche dalla possibilità concreta per tutti i componenti coinvolti di eseguire correttamente il trattamento.
Pediatra e dermatologo: una risposta necessariamente condivisa
La nuova diffusione della scabbia pediatrica mostra come una malattia conosciuta da secoli possa continuare a presentare importanti difficoltà diagnostiche, terapeutiche e organizzative.
La diagnosi tempestiva rappresenta l’obiettivo primario.
A questa devono seguire una scelta terapeutica appropriata, la corretta esecuzione del trattamento, la gestione contemporanea dei contatti stretti e un’adeguata informazione delle famiglie.
Nei neonati e nei bambini più piccoli, nei quali le manifestazioni possono essere meno caratteristiche, la collaborazione tra pediatra e dermatologo assume un ruolo ancora più importante.
Ma per contrastare efficacemente la diffusione della malattia è necessario coinvolgere anche servizi sanitari e istituzioni.
Diagnosi tempestiva, appropriatezza terapeutica, gestione dei contatti e accessibilità alle cure rappresentano oggi quattro elementi fondamentali per affrontare la nuova sfida della scabbia pediatrica.
L’autore: Prof. Fabio Arcangeli
Il Prof. Fabio Arcangeli è medico specialista in Dermatologia e Venereologia con una lunga esperienza clinica, scientifica e accademica, particolarmente dedicata alla dermatologia pediatrica.
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1979 e specializzato in Dermatologia e Venereologia nel 1982 presso l’Università di Bologna, ha ricoperto numerosi incarichi ospedalieri di responsabilità. È stato, tra gli altri, direttore dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Ospedale Infermi di Rimini e successivamente dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’Ospedale Bufalini di Cesena. Ha inoltre diretto il Centro Grandi Ustionati del Bufalini.
Dal 2016 il suo curriculum riporta l’incarico di Professor of Clinical and Experimental Pediatric Dermatology presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma, dove è indicato anche come direttore del Master e del Corso di Alta Formazione in Dermatologia Pediatrica.
Ha inoltre svolto attività accademica presso le Università di Bologna e Roma Tor Vergata ed è stato Visiting Professor of Dermatology presso la Jean Monnet University di Sarajevo.
Dal 2020 è Presidente della World Health Academy of Dermatology and Pediatrics ETS.
Nel corso della sua carriera ha inoltre ricoperto la presidenza della Società Italiana di Dermatologia Pediatrica e dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani e ha fatto parte del Comitato per l’Educazione Continua in Medicina del Ministero della Salute.
Il curriculum aggiornato a ottobre 2024 riporta 292 pubblicazioni scientifiche e 21 capitoli di libri.
Arcangeli è inoltre Editor in Chief dell’International Journal of Pediatric Dermatology, rivista scientifica internazionale dedicata alla dermatologia pediatrica, e Associate Editor dell’European Journal of Pediatric Dermatology.
International Journal of Pediatric Dermatology
Le informazioni relative ai trattamenti contenute nell’articolo hanno finalità scientifico-divulgative e non sostituiscono la diagnosi, la prescrizione o la valutazione individuale del pediatra o del dermatologo.
Riferimenti bibliografici
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