Il via libera europeo a upadacitinib per adulti e adolescenti con vitiligine non segmentaria segna un passaggio importante nella gestione della malattia. I nuovi dati clinici rafforzano il ruolo dei JAK-inibitori e aprono prospettive che interessano da vicino la dermatologia internazionale e il lavoro di specialisti come il Prof. Torello Lotti.

La vitiligine sta attraversando una delle fasi più interessanti della sua storia terapeutica. Dopo anni nei quali le possibilità di trattamento sono rimaste relativamente limitate, la comprensione dei meccanismi immunologici alla base della malattia ha consentito lo sviluppo di terapie sempre più mirate.
L’ultima novità riguarda upadacitinib, un inibitore selettivo delle Janus chinasi (JAK) già utilizzato in altre patologie immunomediate.
Il 25 giugno 2026, il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA ha espresso parere positivo all’estensione dell’indicazione di upadacitinib alla vitiligine non segmentaria negli adulti e negli adolescenti dai 12 anni candidati a terapia sistemica. Successivamente, il 29 luglio, è arrivata l’autorizzazione della Commissione Europea.
Una novità che può rappresentare un cambiamento significativo nell’approccio a una malattia che non deve essere considerata soltanto un problema estetico.

Vitiligine: una malattia autoimmune complessa
La vitiligine è caratterizzata dalla perdita dei melanociti, le cellule responsabili della produzione della melanina, con conseguente comparsa delle tipiche aree depigmentate.
Oggi la forma non segmentaria viene considerata una malattia infiammatoria autoimmune, nella quale il sistema immunitario svolge un ruolo determinante nella distruzione dei melanociti.
La maggiore conoscenza di questi meccanismi ha progressivamente cambiato anche gli obiettivi della ricerca.
Non si cerca più soltanto di favorire la pigmentazione della cute: l’obiettivo è intervenire sui meccanismi biologici responsabili della malattia, cercando contemporaneamente di controllarne l’attività e favorire una repigmentazione clinicamente significativa.
Torello Lotti e una lunga attività internazionale sulla vitiligine
In questo scenario si inserisce l’attività scientifica del Prof. Torello Lotti, dermatologo italiano che da molti anni dedica particolare attenzione alla vitiligine e alle sue possibilità terapeutiche.
La sua attività scientifica e accademica si è sviluppata all’interno di una rete internazionale di collaborazioni dermatologiche, contribuendo al confronto sull’evoluzione della diagnosi e del trattamento delle malattie pigmentarie.
Il tema sarà inoltre al centro della relazione che Lotti terrà il 12 settembre 2026 a Montecatini Terme, nell’ambito del XV Congresso Internazionale “Il Dermatologo e il Pediatra – 15 Years of Shared Experience”, dove presenterà un intervento dedicato alle nuove frontiere terapeutiche della vitiligine.
L’arrivo delle nuove terapie mirate rende questo confronto particolarmente attuale.
Perché i JAK-inibitori stanno cambiando lo scenario
Una parte importante della ricerca recente sulla vitiligine riguarda la via di segnalazione JAK-STAT, coinvolta nei processi immunitari che contribuiscono alla distruzione dei melanociti.
Da qui nasce l’interesse per i JAK-inibitori, farmaci capaci di interferire selettivamente con alcuni di questi segnali.
Upadacitinib è un JAK-inibitore orale somministrato una volta al giorno. L’estensione dell’indicazione alla vitiligine si basa principalmente sui risultati di due studi internazionali di fase 3, Viti-Up 1 e Viti-Up 2.
Si tratta di due trial multicentrici, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo che hanno coinvolto complessivamente oltre 600 adulti e adolescenti con vitiligine non segmentaria.
Gli studi Viti-Up: i risultati sulla repigmentazione
I risultati dei due studi di fase 3 sono stati pubblicati nell’agosto 2026 su The Lancet.
I pazienti hanno ricevuto upadacitinib 15 mg una volta al giorno oppure placebo. L’efficacia è stata valutata a 48 settimane utilizzando parametri specifici per misurare la repigmentazione del viso e del corpo.
Nel primo studio, il 19% dei pazienti trattati con upadacitinib ha raggiunto almeno una riduzione del 50% del punteggio T-VASI, utilizzato per valutare l’estensione complessiva della vitiligine, contro il 6% del gruppo placebo.
Nel secondo studio le percentuali sono state rispettivamente del 21% e del 6%.
Ancora più evidente è risultato il dato relativo alla repigmentazione del viso.
Il raggiungimento di almeno il 75% di miglioramento del Facial Vitiligo Area Scoring Index (F-VASI 75) è stato osservato nel 25% contro il 6% dei partecipanti nel primo studio e nel 23% contro il 7% nel secondo.
I ricercatori hanno quindi concluso che upadacitinib 15 mg ha determinato una repigmentazione clinicamente significativa del viso e del corpo rispetto al placebo.
Un trattamento sistemico per pazienti selezionati
Un aspetto fondamentale deve però essere chiarito: l’autorizzazione europea non significa che upadacitinib diventi automaticamente un trattamento destinato a tutte le persone con vitiligine.
L’indicazione riguarda adulti e adolescenti dai 12 anni con vitiligine non segmentaria candidati a una terapia sistemica.
La selezione del paziente rimane pertanto centrale.
Come per gli altri farmaci sistemici che intervengono sul sistema immunitario, devono essere valutati attentamente il rapporto beneficio-rischio, le caratteristiche individuali, le eventuali comorbidità e il profilo di sicurezza.
Negli studi Viti-Up non sono emersi nuovi segnali di sicurezza rispetto al profilo già conosciuto di upadacitinib, ma questo non elimina la necessità di una prescrizione specialistica e di un appropriato monitoraggio.
Dall’Europa all’Italia: cosa succede adesso
Il via libera europeo rappresenta un passaggio regolatorio fondamentale, ma non coincide automaticamente con la disponibilità rimborsata del trattamento nel nostro Paese.
Come evidenziato anche dall’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (IDI), per l’impiego nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale italiano sarà necessario il percorso nazionale con AIFA, che dovrà definire gli aspetti relativi a prezzo, rimborsabilità e modalità prescrittive.
È quindi importante distinguere l’autorizzazione europea dalla successiva gestione dell’accesso al farmaco in Italia.
Non soltanto upadacitinib: la ricerca continua
Upadacitinib rappresenta una delle novità più importanti, ma non esaurisce il panorama della ricerca.
Altre molecole e differenti strategie, sia topiche sia sistemiche, sono oggetto di studio. Lo stesso IDI sottolinea come diversi farmaci appartenenti a questa categoria siano attualmente in sperimentazione in differenti Paesi.
Parallelamente, la ricerca sta cercando di comprendere quali pazienti rispondano meglio, quali biomarcatori possano prevedere l’efficacia del trattamento e quali combinazioni terapeutiche possano aumentare la probabilità di repigmentazione.
Anche le tecnologie di valutazione stanno evolvendo: uno studio pubblicato nel 2026 ha, per esempio, analizzato sistemi di imaging tridimensionale per quantificare in maniera più oggettiva la repigmentazione facciale durante il trattamento con upadacitinib.
Verso una dermatologia sempre più mirata
La storia recente della vitiligine mostra quanto rapidamente possa cambiare l’approccio a una malattia quando la ricerca di base riesce a tradursi in nuove strategie terapeutiche.
La prospettiva è quella di una dermatologia sempre più orientata verso la medicina di precisione: comprendere i meccanismi della malattia, identificare il paziente più adatto a un determinato trattamento e misurare in maniera oggettiva la risposta.
Lotti porterà proprio il tema delle nuove frontiere terapeutiche della vitiligine al congresso internazionale di Montecatini Terme del 12 settembre, in un momento nel quale la disciplina dispone di possibilità che soltanto pochi anni fa erano ancora oggetto di sperimentazione.
L’arrivo dei JAK-inibitori non rappresenta la conclusione della ricerca sulla vitiligine. Al contrario, potrebbe segnare l’inizio di una fase nella quale nuovi farmaci sistemici, terapie topiche, biomarcatori e strategie personalizzate permetteranno di costruire percorsi terapeutici sempre più specifici per il singolo paziente.
Fonti
European Medicines Agency – parere sull’estensione dell’indicazione di Rinvoq alla vitiligine
The Lancet / PubMed – Viti-Up: studi di fase 3 su upadacitinib nella vitiligine non segmentaria
EMA – Assessment report sull’estensione dell’indicazione di upadacitinib
IDI – Vitiligine, novità terapeutiche: ricerca IDI e upadacitinib
PubMed – Imaging tridimensionale e repigmentazione facciale con upadacitinib
Articolo a carattere informativo e divulgativo. Le informazioni riportate non sostituiscono la valutazione dello specialista e non costituiscono indicazione alla prescrizione o alla modifica di una terapia.










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