Nell’Ottocento, quando medici e studenti potevano passare dalle autopsie alle visite delle donne in travaglio senza un’adeguata disinfezione delle mani, Ignaz Semmelweis intuì una relazione che avrebbe cambiato la storia della medicina. L’introduzione del lavaggio delle mani con una soluzione di calce clorata determinò una drastica riduzione della mortalità materna.
Vienna, 1847: il mistero della febbre puerperale
A metà dell’Ottocento, partorire in ospedale poteva comportare un rischio oggi difficile da immaginare.
La febbre puerperale, una grave infezione che poteva svilupparsi dopo il parto, provocava numerose morti nelle maternità europee.
Fu in questo contesto che il medico ungherese Ignaz Philipp Semmelweis, nato nel 1818 e formatosi a Vienna, iniziò a lavorare presso l’ospedale generale della capitale austriaca.
Semmelweis osservò qualcosa di particolarmente inquietante: la mortalità delle donne ricoverate nella clinica ostetrica frequentata da medici e studenti era sensibilmente superiore rispetto a quella registrata nell’altra clinica, nella quale operavano prevalentemente le ostetriche.
Perché?
Dalle autopsie alle sale parto
Una delle differenze tra le due cliniche fornì a Semmelweis un indizio fondamentale.
Medici e studenti partecipavano alle autopsie e successivamente visitavano le donne ricoverate nel reparto ostetrico.
All’epoca la teoria microbica delle malattie non era ancora stata sviluppata e non esisteva la moderna comprensione della trasmissione delle infezioni.
Semmelweis arrivò tuttavia a ipotizzare che qualcosa potesse essere trasportato dalle mani dei medici dai cadaveri alle pazienti.
Parlò di “particelle cadaveriche”: non conosceva ancora i microrganismi responsabili delle infezioni, ma aveva individuato un possibile meccanismo di trasmissione.
Una morte che contribuì alla scoperta
Un episodio fu particolarmente importante nel suo ragionamento.
Nel 1847 il medico e professore di medicina legale Jakob Kolletschka, collega di Semmelweis, morì dopo essersi ferito accidentalmente durante un’autopsia.
Semmelweis osservò delle analogie tra il quadro clinico del collega e quello delle donne morte per febbre puerperale.
L’intuizione diventò sempre più concreta: i medici stessi potevano trasportare sulle proprie mani il materiale responsabile della malattia.
L’introduzione della disinfezione delle mani
Nel maggio del 1847, Semmelweis introdusse nella prima clinica ostetrica di Vienna l’obbligo per medici e studenti di lavarsi le mani utilizzando una soluzione di calce clorata prima di visitare le pazienti.
I risultati furono straordinari.
La mortalità materna diminuì drasticamente dopo l’introduzione della procedura.
Un’analisi storica dei dati di Semmelweis ha successivamente confermato l’associazione tra l’introduzione del lavaggio con cloro e la forte riduzione della mortalità nella clinica ostetrica.
Era una dimostrazione empirica potentissima: modificando una semplice pratica quotidiana era possibile salvare vite.
Una scoperta che la medicina non volle accettare
Ciò che oggi appare evidente incontrò una forte resistenza.
Accettare l’ipotesi di Semmelweis significava infatti ammettere che gli stessi medici potessero contribuire involontariamente alla morte delle proprie pazienti.
Inoltre, mancava ancora una spiegazione microbiologica completa del fenomeno.
Le sue idee furono contestate e non ottennero durante la sua vita il riconoscimento che avrebbero ricevuto successivamente.
Semmelweis pubblicò nel 1861 la sua grande opera dedicata all’eziologia, al concetto e alla profilassi della febbre puerperale, cercando di dimostrare e diffondere quanto aveva osservato.
Morì nel 1865, a soli 47 anni.
Pasteur, Lister e la conferma di una nuova medicina
Negli anni successivi, lo sviluppo della microbiologia e dell’antisepsi avrebbe modificato radicalmente la comprensione delle infezioni.
Gli studi di Louis Pasteur sui microrganismi e il successivo sviluppo delle procedure antisettiche in chirurgia da parte di Joseph Lister contribuirono a creare il quadro scientifico nel quale le osservazioni di Semmelweis potevano finalmente essere comprese.
Ciò che Semmelweis aveva intuito attraverso l’osservazione clinica acquistò così un significato ancora più grande.
Il “salvatore delle madri”
Oggi Semmelweis viene ricordato come il “salvatore delle madri” e come uno dei grandi pionieri del controllo delle infezioni.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato come il suo lavoro abbia dimostrato, attraverso evidenze costruite attentamente, che una corretta igiene delle mani da parte degli operatori sanitari può salvare vite.
A quasi due secoli di distanza, l’igiene delle mani continua a rappresentare uno dei pilastri fondamentali della prevenzione e del controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie.
La storia di Semmelweis racconta quindi qualcosa che va oltre una singola scoperta: mostra quanto l’osservazione dei dati, la verifica dei risultati e la capacità di mettere in discussione pratiche consolidate possano cambiare la medicina.
Fonti
World Health Organization (WHO) – Unveiling of Semmelweis statue. L’OMS ricorda Semmelweis come pioniere del controllo delle infezioni e sottolinea il valore delle sue evidenze sull’igiene delle mani.
World Health Organization Europe – Commemorating the impact of Semmelweis’ work on global health. Approfondimento storico sull’introduzione nel 1847 del lavaggio delle mani con soluzione di calce clorata e sulla conseguente riduzione della mortalità.
PubMed/PMC – “Semmelweis and the aetiology of puerperal sepsis 160 years on: an historical review”. Analisi storica dei dati sulla mortalità nelle cliniche ostetriche di Vienna e dell’effetto dell’introduzione del lavaggio delle mani con cloro.
PubMed/PMC – “Ignac Semmelweis—Father of Hand Hygiene”. Revisione biografica e storica sull’attività di Semmelweis e sul suo contributo alla prevenzione della febbre puerperale.










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